giovedì 25 dicembre 2014

SENTIMENTO SUL NATALE

Dov’è? Dov’è? È fuggito? Ci ha abbandonati?
Dov’è? Dov’è? È scappato? Siamo soli?
Dov’è? Dov’è? Dov’è Dio? Dove sei, Onnipotente?
Ci hai lasciato soli, siamo qui perduti e soli, abbandonati … soli. Dove sei? Dove sei, Dio?
Ti cerchiamo, ti vogliamo, vaghiamo chiedendo di te:
-È qui il Signore?-Voi l’avete visto?-
Ti cerchiamo, ti vogliamo.
Dov’è Dio?
“È fuggito, vi ha  lasciato, voi lo disprezzavate, voi lo ignoravate, voi … voi … è fuggito! Non ce l’ha fatta, vi ha lasciato, troppo avete fatto: avete ucciso, avete odiato, avete … è fuggito! Non vi vuole più!”
Così ci rispondono, e non ci crediamo, sempre di più cediamo a queste risposte.
Ma Dio, dove sei??

-Sono qui! Guardami, nel povero che siede in stazione, nell’odiato da tutti perché ha sbagliato, nel tuo collega, compagno, amico (nemico). Sono qui!
Sono con voi, voi sbagliate, voi uccidete, voi odiate, ma io spero in voi, ho fiducia in voi!
Questo vi chiedo, come io spero in voi, voi sperate in me!
In quel Bambino, in quel piccolo bambino cercate i miei occhi, cercate il coraggio della misericordia, cercate il perdono, cercate la pace, cercate ME!
E quegli occhi saranno quel povero che siede fuori alla chiesa elemosinando, in quell’anziano chiuso in casa e solo. Io sono con voi! Vi amo e spero in voi!
Sorridete nel guardarmi in ognuno dei vostri amici, nemici, negli sconosciuti, nei poveri, negli anziani, nel MONDO!

Sperate. Abbiate la speranza di quel Bambino!-

mercoledì 24 dicembre 2014

LUCE NELLA NOTTE

Era notte.
Era estate.
Era buio pesto e noi eravamo fuori con le pecore. Una grassa femmina stava partorendo nella notte e papà aveva abbandonato il suo bastone nell’erba, vicino alla roccia su cui stava riposando. I grilli cantavano i loro inni, soli, in mezzo a quel mare di oscurità.
La pecora stava faticando, faceva evidentemente uno sforzo immane, e a poco a poco il suo simile le uscì dalla pancia, venne alla luce nell’oscurità della notte. Ricordo il sangue e il liquido appiccicoso che invase l’erba e mi insozzò le mani, ma non ero schifato, anzi: quel calore era il segno tangibile di una nuova vita!
Mio padre prese il giovanotto, ancora incapace di muoversi, e, sedutosi, se lo mise sul grembo: la madre ansimava stremata, il cucciolo si agitava leggermente sulle cosce di mio padre, lui sorrideva, non lo vedevo, ma so che sorrideva.
All’improvviso sentii qualcosa, una nota bassa, profonda, lunga, che attraversò la notte come uno squillo di tuba. Mi guardai attorno: mentre pensavamo alla partoriente si era avvicinata l’alba e ormai una striscia luminosa attraversava l’orizzonte. Di nuovo quel suono e poi sentimmo delle voci, sublimi, perfette e armoniose: non cantavano, erano il canto, la musica stessa!
Le loro parole erano pura estasi e, non so perché, ma tutti ci dirigemmo verso un boschetto, alla base del colle, dove qualcuno aveva pensato di costruire, mettendo due colonne e qualche pezzo di legno, una sorta di stalla improvvisata, cadente. Lì trovammo le donne che dal villaggio, avendo udito quegli stessi suoni, erano accorse con ansia, ma senza un motivo chiaro, a quel luogo.
Meraviglia delle meraviglie. Ecco come potrei descrivere ciò che vidi. Una donna giovane – una ragazzina – teneva tra le braccia, appoggiandosi a una mangiatoia, un bambino neonato, avvolto in una fascia bianchissima. Nell’oscurità una grande luce si sprigionava da quel volto di infante e inondava tutti e tutto, accecando, addirittura, una mia cugina, che era molto vicino ai due. Mio zio era vicino e guardava esterrefatto sua nipote, al suo fianco, e le diceva: - Come è possibile in questa vita tutto ciò?
Un vecchio tentava di tranquillizzare un mulo che continuava a ragliare, come infastidito, eccitato da quella strana luce.
Il canto proseguiva e la notte era ancora attraversata da soavi note sovrannaturali.
Tutti noi non abbandonammo quella fanciulla e il suo bambino fino a che non ebbe fatto giorno.


Correggio, Adorazione dei pastori (la notte)

martedì 23 dicembre 2014

5^ LETTERA A G.

23 dicembre ----

Ho bisogno di sfogarmi, di scriverti queste parole come fossero quasi vomitate! Non potresti nemmeno immaginare la furia e la foga con cui le mie dita si muovono veloci, ansiose di riuscire a sistemare a parole tutto quello che mi si scuote dentro, tutto ciò che si torce come se il mio stomaco venisse stritolato nel morso di un animale feroce in una fredda notte d'inverno, nelle foreste del nord Europa.
Ho bisogno di parlarti, di tentare di immaginarmi la tua voce e quel tuo sorriso affettuoso ...
Sono triste, sono abbattuto, mi sento sconfitto.
Ho nel cuore la sofferenza che spesso precede le grandi giornate di festa, ma stavolta mi pare un po' diverso, perché il dolore interiore si manifesta in scontrosità e arroganza, in crudeltà e antipatia ... mi sento un misantropo, e davvero rifuggo tutto e tutti: chiudo la porta, chiudendo, dietro quella porta, tutte le voci e i pensieri, nascondendo, ai miei occhi, tutto quel colore, quella vita, quell'allegria. Mi rifugio da solo, tuttavia sperando in qualcosa, sperando sempre che qualcuno - il qualcuno giusto! - mi venga in soccorso, mi prenda per mano e mi tiri su da terra, mi abbracci e infine mi porti fuori, all'aria aperta!
Non so che sensazione è, ma è diversa dal solito: sono stanco, stanco di perdermi in parole e di fingere in continuazione, stanco di scendere ogni giorno le scale e prepararmi ad una recita quotidiana che ormai mi ha stufato completamente!
Sai di cosa sono stanco? Sono anche stanco di tutte quelle volte che mi innamoro, o almeno penso di esserlo ... tutte quelle volte che guardo un ragazzo e tra di noi nasce dell'affetto, ma di quelli particolari ... è successo ancora, come con **, ma stavolta è ancora diverso ... perché invece che con lui ho legato con il suo migliore amico, e così mi ritrovo a scrivere, ogni tanto, per cercare un po' di consolazione, con questo suo amico, mentre a lui mai oso rivolgermi! Che poi non so nemmeno se davvero mi sono 'innamorato' ... forse sono solo uno sciocco pure io, forse sono solamente un cretino che non capisce ancora, perché ignorante, cosa sia l'amore, il sentimento, l'emozione! Forse semplicemente mi illudo che questa sensazione, che altro non è - forse - se non simpatia, sia altro perché è di altro che ho bisogno.
E allora mando davvero tutto al diavolo! Io voglio vivere! 
Ho più volte ripensato al suicidio solo perché il mio più grande desiderio, cioè vivere, spesso mi sembra un'aspirazione troppo grande per le mie miserrime forze!
Io cerco quello che sogno, cerco una persona che mi ami come si amano i ragazzi, con quelle carinerie a volte smielate e forse troppo sdolcinate, con quelle attenzioni minime e quasi maniacali, con quei gesti delicati eppure così travolgenti!
E invece ormai non avrò mai questo: sono cresciuto, il tempo delle carinerie e di queste mie immaginazioni è finito, ora, se mai conoscerò l'amore, potrò conoscere solo l'amore degli adulti, quell'amore fatto di consapevolezze e non di tentativi, quell'amore fatto di responsabilità e non di sguardi da ragazzini!
Che sciocco che sono, vero?
Eppure io non desideravo che questo! Provare tutto ciò che provarono quasi tutti, vivere tutto ciò che vissero quasi tutti: non voglio vivere la vita per quello che è, ma - perdonami - avrei voluto viverla come me l'ero sognata! Chiedo la luna? Sì, ecco voglio anche la luna! Voglio un amore da sogno ...
E sono uno sciocco! Hai ragione, ma che cosa ci posso fare? Davvero io non so cosa potrei fare! Io sono questo, sogno l'amore, sogno l'innamoramento e la passione, te lo ripeto, quei sorrisi e quegli sguardi così timidi e che, in qualche modo, possono essere descritti come fossero dei sussurri!
Voglio una mano delicata che mi carezzi il polso, una chioma di capelli sottili da sconquassare con le mie dita, un braccio amorevole pronto ad avvolgermi la schiena, stringermi con tenerezza e semplicità!
Sono un Peter Pan, ma non m'importa! Non ho mai avuto nulla di tutto ciò: ho avuto tante e tante cose, fatto tante e tante esperienze, ma mai, MAI, ho avuto l'unica cosa che da anni e anni bramo ardentemente, sogno disperatamente, l'unica cosa cui anelo eternamente!

Che tristezza: mancano ventiquattro ore o poco più al Natale e io non riesco a essere felice, riesco solo a ripensare a tutto e dispiacermi di tutto, perché a questo tutto è mancata l'unica cosa davvero importante ...

Buon Natale, carissimo G.
So di non averti dato motivi di gioia con queste mie parole addolorate e forse anche arrabbiate, ma, se davvero devo apparire felice in questi giorni così particolari di festa, a qualcuno dovevo pur dire tutto questo ...
Buon Natale, carissimo G.
Ti auguro - poiché non so quando ti riscriverò - un felice anno nuovo, ché ti porti tutto il bene possibile.
Auguri.
Un bacio
Un abbraccio

J.D.

INCANTESIMI

‘INCANTESIMI’  o  ‘PREGHIERE PAGANE’ (?)
Spirito soave t’invoco
io, servo tuo devoto,
a te solo rivolgo il mio sguardo,
a te solo mando preghiere,
a te solo e solo a te.
Sorgi e mostrati a me,
ascoltami e appari:
il tuo potere io desidero vedere
la tua voce mi preme di udire
le tue opere necessito di conoscere.
Quel che dev’essere sia!
Ora, adesso, per te.
Concedimi la tua forza.
Dammi la tua forza.
Guarda il tuo servo quaggiù
e ascolta la mia preghiera:
la mia vita io ti offro,
ogni mia parola sarà tua,
ogni mia opera per te.
Vieni e ascoltami,
vieni ed esaudiscimi.
Con umile voce io ti chiamo,
con amabili parole io ti cerco,
con rispetto ti temo,
con timore ti rispetto.
Avvenga ciò che deve,
sia ciò che fu scelto,
sia ciò che fu deciso.
Tu comandi i venti,
Tu controlli i mari,
Tu soggioghi le fiere,
Tu ammansisci le belve:
Tu hai tutto in tuo potere,
tutto è sotto di Te.
Il padrone dei cieli e dei mari,
delle valli e delle pianure,
delle montagne e delle rive sabbiose:
ogni cosa osserva il tuo ordine
ogni cosa è tuo dominio.
Le tue opere avvengano in me:

la tua forza sia la mia!